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Case green: cosa dice davvero la direttiva europea

Quali sono le novità introdotte dalla Direttiva UE case green e perché desta tanta preoccupazione in Italia: gli obiettivi e le scadenze del provvedimento avanzato dalla Commissione europea
14.08.2023 /
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Di recente (a marzo 2023) il Parlamento Europeo ha approvato il testo della cosiddetta Direttiva case green. Si tratta di un piano a sostegno dell’ambiente e della sostenibilità energetica che prevede la ristrutturazione degli immobili sul tutto il territorio UE.

L’obiettivo dichiarato dell’UE è quello di ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni nocive rispetto ai livelli del 1990. Tutto questo per raggiungere l’ambizioso traguardo delle emissioni zero entro il 2050. E cosa c’entrano le case?

La Direttiva case green, nota anche come EPBD (Energy performance of buildings directive), prevede che tutti i nuovi edifici dovranno conformarsi allo standard delle zero emissioni di CO2 a partire dal 2028, attraverso progetti, materiali e impianti non inquinanti.

In pratica, i nuovi immobili dovranno essere progettati con materiali isolanti, architetture sostenibili e bioclimatiche, e dovranno cessare di essere energivori. Vale a dire, votati al consumo massiccio o allo spreco di energia. In questo senso, le abitazioni a impatto zero dovranno avere serramenti e impianti di climatizzazione ad hoc e, soprattutto, impianti ad alta efficienza, basati su fonti energetiche rinnovabili.

Un altro punto cruciale della Direttiva è il trattamento previsto per gli edifici già esistenti. Secondo quanto stabilito dall’UE, tutti gli immobili non nuovi dovranno raggiungere la classe energetica E entro il primo gennaio 2030 e la classe D entro il 2033. Come ormai noto a chiunque utilizzi elettrodomestici di nuova generazione, più la lettera identificativa è vicina alla A e più crescono il comfort e l’efficienza energetica, sia in termini di funzionalità che di ecosostenibilità.

Che cosa prevede la Direttiva UE relativa alle case green?

Per gli edifici non residenziali e pubblici (scuole, caserme, tribunali, eccetera), invece, i tempi si accorciano di tre anni: tutte queste costruzioni dovranno raggiungere la classe E entro il 2027 e la classe D entro il 2030.

Inoltre, per il riscaldamento di tutte le case nuove e già esistenti, è previsto il divieto di utilizzo di combustibili fossili entro il 2035. Ancora più prossima è l’abolizione di ogni forma di sussidio per l’installazione di boiler a combustibili fossili (i bonus si fermeranno entro il 2024). Per cui tutte le abitazioni dovranno presto aggiornarsi con caldaie di nuova generazione.

La transizione verso un nuovo tipo di urbanistica consacrata alla presenza di edifici a emissioni zero (che non causano dunque emissioni di CO2) significa innanzitutto ragionare in termini di salvaguardia dell’ambiente. Inoltre si tratta di abbattere gli sprechi e quindi i consumi e i costi dell’energia.

Ogni ristrutturazione implica ovviamente una spesa. Per questo la Direttiva europea non gode di molta simpatia, soprattutto in Italia. Spaventa il termine, considerato troppo vicino, che potrebbe obbligare i proprietari a ristrutturare gli edifici residenziali entro il 2030. Secondo i dati forniti dall’ISTAT, al momento, nel nostro Paese il 74% delle abitazioni rientra in un parametro energetico inferiore a quello imposto dall’EPBD. In pratica, la stragrande maggioranza degli immobili rivela una classe energetica vetusta e poco efficiente (E, F o G).

Dato che la Direttiva, secondo i piani dell’UE, dovrebbe diventare operativa nel 2025, si teme che molti immobili potrebbero perdere l’attuale valore di mercato se non adeguatamente ristrutturati. Alcune parti politiche parlano perciò di una tassa patrimoniale travestita da intervento ambientale o di un diktat insostenibile.

Altri interpreti hanno invece cercato di spiegare che la Direttiva non è applicabile al nostro territorio, fatto di costruzioni antiche e fragili e inserite in contesti paesaggistici e storici molto delicati. Le cose non stanno esattamente così.

Il vero obiettivo della Direttiva Case Green

L’obiettivo della Direttiva case green è di agire in modo prioritario sul 15% degli edifici più energivori per ogni Stato membro. Quindi gli immobili “costretti” a un intervento di ristrutturazione sarebbero quelli appartenenti alla classe energetica G (la più bassa).

In Italia, gli immobili con classe G, sempre secondo l’ISTAT, sarebbero 1,8 milioni. Quindi, molto presto, si dovrebbe intervenire per l’ammodernamento, con l’installazione di impianti solari, miglioramenti finalizzati all’efficientamento dell’isolamento termico, eccetera, con costi medi da 30 a 60.000 euro ad appartamento.

Va però detto che la Direttiva esclude dall’obbligo di ristrutturazione i palazzi storici, le case vacanza (le seconde case), gli edifici di culto, gli edifici a uso temporaneo e le abitazioni unifamiliari di superficie inferiore a 50 metri quadri.

Le nuove classi energetiche delle abitazioni: ecco cosa cambierà

L’UE non ha ancora deciso una nuova classificazione definitiva delle case green. Fermo restando che con l’attuazione della Direttiva le classi energetiche inferiori dovranno essere debellate, non è detto che ogni abitazione debba richiedere grossi interventi di ammodernamento. Sì, ci sarà una nuova classificazione unificata delle classi a livello europeo che sostituirà l’attuale classificazione italiana. Così la “nostra” lettera A+++, cioè il massimo previsto, dovrebbe diventare una D.

I parametri per definire le classi elevate dovrebbero comunque essere meno stringenti del previsto. Ciò significa che comprenderanno più immobili. Case che oggi rientrerebbero in una classe molto bassa e richiederebbero quindi lavori obbligatori di manutenzione e di rinnovamento, perché inferiori alla classe D, risulterebbero nella nuova classificazione in linea con la Direttiva.

Infine, l’UE già prevede incentivi di natura statale e comunitaria per attuare la Direttiva. Si sta studiando una politica di incentivazione fiscale adeguata. E allo stesso tempo si lavora per spiegare l’importanza di questo progetto. Ammodernando la propria casa si potrà godere di un edificio che consuma poca energia, alimentato per quanto possibile da fonti rinnovabili e che non emette in loco emissioni di carbonio da combustibili fossili. Con un effetto positivo sul valore dell’immobile, sulla qualità della vita nelle città e sulla salvaguardia dell’ambiente.

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